A Roma il primo Ivory Crush d’Italia: al circo Massimo si distruggerà l’avorio

A back hoe crushes confiscated smuggled elephant tusks at the Parks and Wildlife center in Quezon City, Metro Manila on June 21, 2013. The Philippine government destroyed on Friday at least five tonnes of smuggled elephant tusks, making the Philippines the first country in Asia to conduct physical destruction of massive ivory stockpiles in support of government efforts to stamp out illegal wildlife trade, a statement from Department of Environment and Natural Resources said. REUTERS/Erik De Castro (PHILIPPINES - Tags: SOCIETY ENVIRONMENT CRIME LAW ANIMALS) - RTX10VV2

In occasione del World Wildlife Day, la Elephant Action League, insieme al Ministero dell’Ambiente e al Corpo Forestale dello Stato, annunciano la propria attiva partecipazione alla lotta contro il bracconaggio e il traffico di avorio.

ivory crush roma

#ItaliaIvoryCrush è organizzato e promosso dalla ONG Elephant Action League in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente ed il Corpo Forestale dello Stato.

Dopo gli eventi a Times Square a New York e sotto la Torre Eiffel a Parigi, anche l’Italia aderisce alla campagna internazionale di distruzione dell’avorio: oggi, in occasione del World Wildlife Day, Elephant Action League (EAL) insieme con il Ministero dell’Ambiente e al Corpo Forestale dello Stato  annuncia che il primo “Ivory Crush” d’Italia si terrà a Roma, presso il Circo Massimo giovedì 31 marzo.

Il commercio internazionale di avorio, illegale dal 1989, è causa non solo del bracconaggio degli elefanti – ogni anno in Africa ne vengono massacrati per questo motivo oltre 35.000 – ma è anche una delle principali fonti di finanziamento delle criminalità organizzata, milizie e gruppi terroristici in Africa.

Il traffico d’avorio ha anche un costo umano con centinaia di persone uccise o ferite negli scontri tra forze dell’ordine e cacciatori di frodo, migliaia incarcerate o spinte verso altre forme di crimine. Dietro, c’è corruzione a tutti i livelli, riciclaggio di denaro sporco e uso di armi: un traffico che finisce anche per finanziare reti criminali internazionali, trafficanti di esseri umani, milizie e organizzazioni terroristiche.

Molti paesi hanno simbolicamente distrutto l’avorio confiscato negli anni durante cerimonie pubbliche nelle più importanti città del mondo e in particolar modo, negli ultimi due anni questo “movimento” è diventato sempre più forte, nello sforzo di innescare cambiamenti a livello politico e di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi di tutto il mondo.

Questi i Paesi che hanno distrutto gli stock di avorio (interamente o parzialmente): Kenya; Emirati Arabi Uniti e Zambia; Gabon; Usa; Filippine; Chad; Hong Kong; Cina; Francia; Belgio; Etiopia; Repubblica del Congo; Cina e Mozambico.

La Elephant Action League (Eal) è un’organizzazione non-profit che unisce il mondo della sicurezza di alto livello e dell’intelligence con quello della conservazione ambientale, al servizio della fauna selvatica, delle foreste e delle persone che le proteggono.

Con Ivory Crush a Roma, anche l’Italia si unisce a questa campagna contro il traffico illegale di avorio e a favore della protezione degli elefanti e delle comunità locali africane sfruttate da network internazionali di criminali e trafficanti.

EAL e il Ministero dell’Ambiente ripongono grande fiducia nell’#ItaliaIvoryCrush come mezzo per affermare che l’avorio non deve avere alcun valore e dare al mondo un chiaro e forte segnale: l’Italia attraverso l’azione costante del Corpo forestale dello Stato, continuerà a contrastare attivamente il traffico illegale di avorio, impegnandosi a difendere gli elefanti dall’estinzione e le comunità locali africane dallo sfruttamento di gruppi criminali e trafficanti di morte.

L’iniziativa di distruggere una quantità rappresentativa di avorio, confiscato proprio grazie all’attività di polizia, assurge, tra l’altro, a simbolo della più ampia lotta al bracconaggio, che vede tutte le autorità di enforcement della CITES collaborare insieme verso un unico comune obiettivo: fermare il “wildlife crime””.

All’inizio del XIX secolo, in Africa vivevano circa 25 milioni di elefanti. All’inizio del XX secolo ne erano rimasti già solo 5 milioni. Oggi stimiamo che, in tutto il continente africano, rimangono circa 350.000 elefanti e, con un tasso di 35.000 elefanti uccisi ogni anno, la loro fine è vicina.

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