ENPA riprende il Sindaco di Terzo che vieta di sfamare i randagi: è un’ordinanza illegittima

ENPA annuncia ricorso contro l'ordinanza del Sindaco di Terzo che vieta alla popolazione di sfamare i randagi del territorio.

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Alessandria – Il Sindaco di Terzo Vittorio Grillo, non ammette repliche e nella sua ordinanza vieta a tutti i cittadini di dare cibo e acqua ai randagi favorendo in questo modo un maltrattamento indiretto che provocherebbe in pochi giorni la morte dei quattro zampe per inedia. A dare la notizia è l’ENPA che in comunicato ufficiale annuncia di voler bloccare il provvedimento perchè illeggittimo.

Scrive ENPA, con l’ Ordinanza sindacale  n. 5 del 04/06/2016 affissa il giorno 08/07/2017  il Sindaco di Terzo (Alessandria), Vittorio Grillo, ribadisce il divieto  sul territorio comunale di somministrare  cibo ai piccioni, ai volatili e ai “randagi” senza specificare di quali animali si tratta.

Varie sono le incongruenze di questa ordinanza specie laddove si sostiene che “nel corso degli anni va sempre più aumentando la presenza di piccioni sul territorio comunale”; affermazioni che non si riesce proprio a capire su quali basi fattuali si sostanziano. «L’ordinanza in questione – spiega Piero Rapetti, Caponucleo delle Guardie Zoofile Enpa di Acqui Terme – può disciplinare il posizionamento del cibo stabilendo eventuali luoghi e orari, ma non può impedirne l’alimentazione da parte dei cittadini. Questo è già stato stabilito da varie sentenze che hanno invalidato simili errate decisioni sindacali».

«In ogni caso – prosegue Rapetti – sono vietate forme di maltrattamento degli animali, e tra questi maltrattamenti deve essere ricondotto il divieto di alimentazione. Nella stessa ordinanza il Sindaco “invita” ad adottare iniziative atte ad impedire la nidificazione dei piccioni, ma attenzione, ogni iniziativa che porti alla uccisione o distruzione di nidi contenenti volatili o sparge bocconi avvelenati incorre nel reato penale di maltrattamento o uccisione di animali».

L’ENPA impugnerà le leggi che sanciscono il divieto per contrastare l’ordinanza del tutto illecita oltre che di grande insensibilità, una scelta non qualificante per un primo cittadino, già considerato come il sindaco da non rivotare mai più-

 

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