Dal 3 gennaio i cacciatori di Savona possono uccidere i piccoli di capriolo o di daino e la loro madre

Incredibile, dal 3 gennaio 2019 i cacciatori di Savona potranno uccidere le madri di capriolo e di daini e anche i loro cuccioli. Per ENPA la caccia è la causa del sovrannumero di animali e non la soluzione al problema.

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Si inizia l’anno con fucilate a cuccioli e mamme. Lo scrive con indignazione ENPA Savona in un comunicato ufficiale. Da domani, giovedì 3 gennaio, i cacciatori di selezione savonesi potranno prendersi la prima delle molte “soddisfazioni” concesse loro da una legge colabrodo fatta a loro misura e richiesta: sparare ad un cucciolo di capriolo o daino, o a sua madre. Sono molti gli animali che potranno essere uccisi fino al 14 marzo; nella sola zona di levante, delle quattro in provincia di Savona, da Finale Ligure a Varazze e fino a Sassello, saranno 265 e 42 rispettivamente caprioli e daini cuccioli e le rispettive madri o zie.

Per daini e caprioli i cacciatori adottano lo stesso metodo dei cinghiali

E continuerà ancora per tutto il mese di gennaio la caccia al cinghiale, dopo che i conti degli abbattimenti effettuati finora hanno dato gli identici risultati di tutti gli anni scorsi: nei mesi precedenti gli “sportivi” non sono riusciti ad abbattere il contingente loro assegnato, “solo” 3.376 contro 9.350, uno su tre; accade da sempre così: si fanno fare i censimenti ai cacciatori su porzioni limitate di territorio e si tirano fuori i numeri presunti, ma molto presunti, del totale sull’intero territorio.

Conati i numeri, si stabilisce una percentuale da abbattere e si ottiene il numero dei “morituri” annuali; questo numero non viene MAI raggiunto neppure nella prima parte della stagione venatoria e quindi tutti gli anni, ma proprio tutti, si proroga la caccia al mese di gennaio grazie alla legge colabrodo; contenti tutti, politici, amministratori, cacciatori ed agricoltori; ed il sistema vale più o meno anche per daini e caprioli.

Ma quanti sono davvero i cinghiali, i daini ed i caprioli ? Non lo sapremo mai, fino a quando non si comincerà a fare i censimenti utilizzando metodi attendibili offerti dalla moderna tecnologia, droni, sistemi ad infrarossi, etc.  L’avviso della Protezione Animali savonese è che di ungulati, comunque presenti in provincia in buon numero, ce ne siano molti meno di quanti se ne voglia far credere.

Ne è prova la progressiva riduzione dei danni arrecati all’agricoltura, anche se le organizzazioni contadine spiegano – ma non convincono – che i loro associati, sfiduciati dalla burocrazia e dai ritardi dei rimborsi, non li denunciano più. Di certo soprattutto la presenza dei cinghiali è percepita molto di più perché si avvicinano agli abitati, dopo che sono stati abituati alla presenza dell’uomo dai cacciatori che, per trattenerli sui loro territori di caccia, li hanno alimentati per decenni e forse qualcuno lo fa ancora adesso illegalmente. ed ora che è vietato vanno a cercare il cibo vicino alle case.

La grande responsabilità della caccia è la liberazione in passato degli ungulati in territori in cui da anni erano spariti, per farli crescere di numero ad esclusivo fine venatorio.

La caccia, che non può (o non vuole) contenerne la popolazione, è quindi la causa e non la soluzione del sovrannumero di animali. Problema che, in molti paesi del mondo, viene affrontato con studi promettenti ma avversati ovunque dal mondo venatorio e dai politici loro amici, di somministrazione di sterilizzanti specifici che, risolte alcune problematiche applicative, sono la vera soluzione del problema, a tutela permanente dell’equilibrio ambientale e delle coltivazioni.

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