Catalogna fa dietro front per l’abolizione delle corride: “la cultura deve rimanere”

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La Corte Costituzionale della Catalogna ha annullato l’accordo siglato in Parlamento il luglio del 2010 che vietava la corrida in questa comunità autonoma.

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La sentenza, ribaltata ieri mattina, dice che le corride in Catalogna devono essere regolate ma non vietate. La Corte annulla l’articolo 1 della legge che vieta la corrida catalana perché lede la competenza dello Stato in fatto di cultura.
Juan Antonio Xiol presidente della Camera della Corte di Cassazione Civile tra il 2005 e il 2013, di origine catalana, aveva siglato un nuovo legge  Costituzionale nel 2010, affermando che la Catalogna che ha la dote di saper intrattenere il pubblico ma deve anche poter proteggere gli animali, quindi, per motivi di maltrattamento degli animali abolisce la corrida.

Ma ecco il voltafaccia. La corrida è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio culturale dello Stato, e questo è il motivo per cui si ritiene che il divieto invada i poteri dello Stato (artt. 149.1.28 e 149,2 CE).

Il documento del 2010,  ha pertanto invaso e violato la Costituzione, che ritiene la corrida parte della cultura della Catalogna.

Il Parlamento Regionale, restituisce quindi la corrida alla Catalogna, bandita il 28 luglio 2010 a una sessione plenaria del Parlamento con 68 voti a favore, 55 contrari e nove astensioni. Ma nessuno deve contrastare la gioiosità della tipica festa con protagonisti i tori. Festa di morte e sangue, ma pur sempre una festa.

Ada Colau, Sindaco di Barcellona,  antitauriana, cercherà di bloccare gli spettacoli dei tori rifacendosi alle norme sul benessere animale anche se non sarà cosa semplice.

 

 

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