Questa è la vera storia di Dumbo, l’elefante maltrattato e sfruttato per tutta la vita

Questa è la vera storia di Dumbo, l'elefante che è stato picchiato e obbligato a bere alcolici per tutta la vita.

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Erano circa le 20.15 del 15 settembre 1885. Jumbo, il celebre elefante del circo Barnum & Baley, aveva terminato la sua esibizione serale in Ontario, in Canada. Matthew Scott, il domatore che  per tutta la vita ha allenato Jumbo, ha iniziato l’ardua manovra per caricare l’enorme animale nel suo vagone decorato che era laccato con vernice cremisi e oro e caratterizzato da doppie porte al centro per facilitare l’accesso al celebre animale da sette tonnellate. 

I gestori del circo avevano ricevuto  l’ordine dalla zona deposito della stazione Grand Trunk Railroad, di non iniziare a caricare gli elefanti fino alle 21,55, tempo utile per attendere il passaggio del treno merci espresso diretto a ovest e che doveva passare attraverso la piccola stazione. La locomotiva 151  stata transitando sulla ferrovia come previsto, quando il macchinista, ha notato una silhouette indistinta e massiccia in lontananza. Mentre si avvicinava, notò che a cavallo dei binari, si erano fermati due elefanti.

Suonò freneticamente il fischio dei freni, le scintille volarono nell’aria mentre le ruote si bloccavano in un forte stridio ma era già troppo tardi: il treno si tuffò nel possente corpo di Jumbo. L’elefante più famoso sulla terra, morì all’età di 24 anni.  

Tutti conoscono la storia di Disney’s Dumbo, il classico animato del 1941 su un elefantino dalle orecchie giganti costretto a esibirsi in un circo dopo essere stato separato da sua madre. Meno persone sanno che la storia è tratta da un libro per bambini del 1939 di Helen Aberson intitolato Dumbo The Flying Elephant, è ispirata ad un elefante vero.  Si chiamava Jumbo, ed è stato l’attrazione di migliaia di persone in America. Jumbo viaggiava con il circo itinerante di Barnum & Bailey dopo che è stato  riscattato dallo zoo di Londra.

La Aberson per il suo fantasioso elefante volante, si è ispirata a  Jumbo il celebre pachiderma di fama mondiale. Ovviamente il vero Jumbo non poteva volare. Le sue orecchie non erano di grandi dimensioni e la sua statura non era eccessivamente massiccia. Ma nel diciannovesimo secolo, erano pochissime le persone ad aver mai visto un elefante nella loro vita e la sua presenza ha creato un mito che lo ha reso una celebrità internazionale. Ma tutta questa notorietà, ha portato Jumbo quasi alla pazzia. 

Phineas Taylor Barnum

Da cucciolo, Jumbo ha visto sua madre massacrata dai bracconieri per le sue zanne. Poi ha mangiato monete e altri oggetti non commestibili che sono stati gettati nella sua gabbia. In preda a violenti incubi notturni, Jumbo è stato obbligato a bere alcolici che servivano per tenerlo sedato prima di incontrare il circo  del signor Phineas Taylor Barnum.

La storia di Jumbo inizia nel 1860, al confine tra Eritrea e Sudan, dove è nato. Jumbo fu catturato dai bracconieri e alla fine venne venduto ad un commerciante di animali esotici che lo portò in Europa. L’elefante arrivò per la prima volta in uno zoo privato tedesco e poi venne trasferito allo zoo di Jardin des Plantes a Parigi.

Nel frattempo, il sovrintendente dello zoo di Londra, Abraham Bartlett da tempo alla ricerca di un elefante africano per ampliare la sua collezione di animali da detenere allo zoo, lanciò un’offerta ai proprietari parigini di Jumbo. Dopo lunghe trattative fu finalmente stipulato un accordo: Jumbo sarebbe stato scambiato con un rinoceronte, un canguro, un opossum, uno sciacallo, un paio di aquile e due dingo. Il giovane elefante fece il suo debutto allo zoo di Londra nel 1865 ma arrivò in condizioni terribili. Fu affidato a Matthew Scott, un addestratore di animali che sarebbe diventato il compagno violento di tutta la vita di Jumbo. Scott scrisse nella sua autobiografia: “Gli zoccoli dei piedi e della coda erano letteralmente marci, e tutta la pelle era così coperta di piaghe, da poterlo paragonare alla condizione di un uomo affetto da lebbra”.

All’inizio non c’era nulla che potesse far pensare che Jumbo sarebbe diventato una celebrità di fama mondiale, ma col tempo divenne un tesoro nazionale per la Gran Bretagna, dove vi rimase per 17 anni. I visitatori cavalcavano il maestoso animale attorno al Regent’s Park. Si stima che Jumbo abbia trasportato centinaia di migliaia di ospiti nel 1880; in particolare Winston Churchill, Theodore Roosevelt e i figli della regina Vittoria. Il Graphic, un settimanale di Londra, in quel periodo scrisse che era “gentile con i bambini come il miglior barboncino addestrato. Prendeva il biscotto offerto o la zolletta di zucchero con una delicatezza e un tatto incredibile”. Jumbo divenne un’istituzione per lo zoo e un animale domestico nazionale per l’Inghilterra ma questo tipo di vita, lo stressava tantissimo.

Di notte diventava aggressivo

Dietro la docile facciata di Jumbo c’era un elefante profondamente turbato, tormentato dalla claustrofobia, dai terrori notturni e dai topi che senza sosta rosicchiavano i suoi zoccoli. Le cose iniziarono a peggiorare drammaticamente quando Jumbo entrò nella pubertà. L’elefante si scatenava in furiose esplosioni di rabbia e aggressioni durante la notte. Cominciò a caricare le pareti della sua gabbia in modo così forte che entrambe le sue zanne si spezzarono e quando ricominciarono a ricrescere, lui continuava a grattare le sue estremità contro le pareti. In un documentario del 2017 intitolato Attenborough and the Giant Elephant, il leggendario naturalista che ha esaminato la vita del famoso elefante ha detto: “Sembrava posseduto da una rabbia terrificante e violenta che lo portava a distruggere le assi del suo recinto”.

Matthew Scott e il sovrintendente Abraham Bartlett hanno adottato misure più estreme nel tentativo di domare l’aggressione di Jumbo. Bartlett ha scritto nel suo libro: “Scott e io, tenendolo uno per un orecchio, e uno per l’altro gli abbiamo dato una bella botta in testa. Riconobbe rapidamente chi era il padrone e si sdraiò gridando.  Scott ha anche usato altre forme di punizione corporale, usando un uncino appuntito da spingere dentro la carne di Jumbo al fine di ottenere la risposta di cui aveva bisogno.”

Jumbo con Matthew Scott, il suo addestratore

L’America fu colpita dalla Jumbo-mania

In tre settimane, Phineas Taylor Barnum, aveva già recuperato i soldi spesi per la super star internazionale. Il circo aveva guadagnato 1,75 milioni di sterline (43 milioni di sterline del 2019). Jumbo è stato dichiarato “il più grande elefante del pianeta”, con Barnum che esagerava la sua altezza di almeno 60 centimetri in più. In realtà, non era sano, Jumbo non stava bene.

Quando il team di medici dei Attenborough ha analizzato lo scheletro di Jumbo nel vicino 2017, ha notato delle lesioni significative ai fianchi. Il Dr. Richard Thomas, dell’Università di Leicester, ha dichiarato – “Ha molti segni di lesioni da stress e da sforzo. Devono essere stati incredibilmente dolorosi per lui.  In aggiunta a questo, Jumbo soffriva di problemi articolari dolorosi più comunemente associati a elefanti tra i 40 e i anni 50 anni di età. “Quando abbiamo osservato il ginocchio, abbiamo trovato che l’osso si è modificato più volte, come se avesse subito fratture su fratture. Non ci si aspetta di trovare una situazione simile in un elefante della sua età” –ha affermato il dott. Thomas nel documentario.

Tornando al tempo in cui era vivo, Jumbo continuava ad essere addomesticato con l’uncino di Scott e da una copiosa quantità di alcol per mantenerlo calmo. Di notte, quando Jumbo era incatenato alla sua cassa, scuoteva barilotti di birra e beveva bottiglie di champagne e whisky mentre il suo piatto preferito erano i biscotti saturi di alcol.

La sua vita terminò drammaticamente il 15 settembre 1885 in Ontario, in Canada. Jumbo e il suo piccolo compagno, l’elefantino Tom Thumb, verso sera avevano terminato la loro esibizione e stavano per essere portati sui vagoni di Maxwell Scott dopo lo spettacolo. All’improvviso, Scott udì il suono distante di un treno merci che arrivava lungo i binari nella loro direzione. In preda al panico, non fu in grado di portare Jumbo e Tom Thumb in sicurezza abbastanza in fretta e in pochi secondi, la locomotiva in arrivo, ha sbattè contro il fianco di Jumbo, facendolo piegare in ginocchio e il botto fu talmente forte, che fece deragliare il treno. 

A Jumbo ci vollero 15 minuti per morire, soffrì ancora come se nella vita non avesse già sofferto abbastanza. Matthew Scott avvolse il corpo del celebre animale e pianse più per i guadagni che ormai avrebbe perso più che per l’animale che negli anni aveva sempre maltrattato. I vandali arrivarono immediatamente e tagliarono in modo insensato pezzi di corpo di Jumbo come souvenir da vendere.

Non lo lasciarono in pace nemmeno da morto

Barnum non era disposto a lasciare che la morte di Jumbo lo privasse di potenziali profitti, e disse: -“lo spettacolo deve andare avanti!” Il grande impresario dell’intrattenimento escogitò un piano per fare uno spettacolo con la carcassa di Jumbo e contattò subito Henry Ward, un tassidermista di spicco. “Se non posso avere un Jumbo vivo, avrò un Jumbo morto, e Jumbo morto vale un piccolo branco di elefanti ordinari”, -disse Barnum al New York Times il 17 settembre del 1885. Fece costruire un Jumbo imbalsamato e uno di sole ossa di scheletro. Così la carcassa di Jumbo trascorse i successivi quattro anni in tour. Poi Barnum lo donò al Natural History Museum di New York City e il suo corpo imbalsamato alla Tufts University.

Un esame post-mortem del suo stomaco indicava anni dolorosi di cura impropria. Secondo quanto riportato nel libro di Martin Meredith intitolato “Elephant Destiny”, lo stomaco di Jumbo era pieno di penny inglesi, monete d’oro e d’argento, pietre, un mazzo di chiavi, sigilli di piombo dei vagoni ferroviari, ciondoli di metallo e vetro, viti , rivetti, pezzi di filo e un fischietto della polizia. 

Il nome Jumbo è stato preso dalla parola swahili “jumbe” che significa “capo” ma Jumbo non è mai stato un capo, è stato un animale sottomesso, picchiato e umiliato per tutta la vita. 

 

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