Non vedente entra in chiesa con il cane per il matrimonio di un’amica ma viene cacciato fuori

Era entrato in chiesa per il matrimonio dell’amica ma appena hanno visto il cane, è stato invitato ad uscire fuori.

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Venezia –  L’uomo, un 40enne del comune di Venezia, è rimato fuori dalla porta in attesa d’incontrare la sposa solo al termine della cerimonia.

Si tratta dell’ennesimo episodio di discriminazione nei confronti di un non vedente, quello successo a Spinea, minimizzato dal parroco don Riccardo Zanchin, lo ha definito uno spiacevole “equivoco”. Ma di fatto discriminare un non vedente per il fatto che sia accompagnato da un cane-guida è punibile dalla legge che stabilisce che gestori dei mezzi di trasporti e titolari di esercizi che “impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l’accesso ai privi di vista accompagnati dal proprio cane guida, sono punibili con sanzioni che vanno dai 500 ai 2.500 euro.

A raccontare il triste episodio è La Nuova Venezia. Di certo, l’uomo, di nome Mauro, c’è rimasto male. Non frequenta spesso la chiesa ma l’altro ieri aveva ricevuto la partecipazione alle nozze dell’amica. Niente invito al successivo pranzo ma la possibilità di andare alla messa sì. Tutti si ritrovano sul sagrato, gli sposi entrano dirigendosi verso l’altare e dietro a loro ci sono parenti e amici.

«Volevo entrare per sentire l’inizio della cerimonia», racconta Mauro, «ma una persona della parrocchia mi ha fermato subito, dicendo che non potevo entrare con il cane della famiglia dei golden retriever. Ho spiegato il caso, lo stesso hanno fatto due persone che erano con me ma non c’è stato verso e sono rimasto fuori. L’avrei fatto comunque, perché a me bastava stare dentro solo qualche minuto. Ma ci sono rimasto male».

Il 40enne non ha neppure avvertito le forze dell’ordine e rivela il motivo. «Avrei potuto farlo», spiega, «ma non me la sentivo di rovinare quel bel momento alla mia amica. Provate a immaginarvi l’uscita dalla chiesa con i carabinieri lì fuori: non sarebbe stato bello. Inoltre credo che neppure il sacerdote sappia dell’accaduto, proprio perché il problema è durato pochi istanti e quando il parrocchiano mi ha detto di restare fuori, l’ho fatto».

Mauro ha il cane-guida da sei anni; sono i suoi occhi, perché lo accompagna ovunque, anche se quanto accaduto venerdì non è la prima volta che gli succede. «Una volta in vaporetto a Venezia», continua, «mi avevano chiesto di far indossare la museruola al cane ma non è un dovere metterla ai cani che accompagnano i ciechi. Diciamo che sull’argomento c’è ignoranza, nel senso buono del termine, perché tante persone non sanno che quell’animale mi serve per spostarmi e deve sempre stare sempre al mio fianco. Quando mi sposto per andare in vacanza avverto prima in albergo, mi capita di andare per negozi o ristoranti e mi fermano. Sorrido nel pensare che durante il matrimonio della mia amica, una signora è riuscita a portarsi dentro un piccolo Pincher ma non è stata fermata: forse non se n’erano accorti. Così mi hanno raccontato gli amici, vedendola uscire dalla chiesa».

Dai Santi Vito e Modesto di Spinea arrivano le scuse per l’accaduto. «Non sono stato informato dell’episodio», ammette don Riccardo, «ed è stato solo un equivoco, fatto in buonafede da parte di uno dei parrocchiani. Mi spiace ma è stato solo il frutto di un fraintendimento».

In realtà c’è poco da equivocare, il cane di servizio è ben identificato e Mauro ha dichiarato al parrocchiano la sua disabilità ma è stato invitato ad uscire dalla chiesa ugualmente. Vergogna!

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