La storia di Fraser, la mucca che prima di morire piange e chiede al volontario di occuparsi della sua piccola

La mucca ha baciato il volontario con le lacrime agli occhi. Gli stava chiedendo di occuparsi del suo vitellino.

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Freser era arrivata al Fundación Santuario Gaia, un rifugio della Catalonia dove gli animali salvati dagli allevamenti intensivi o dai maltrattamenti possono trovare finalmente la pace. Tutti sono circondati da tanto amore e da tutte le attenzioni possibili da parte dei volontari. Tra questi fortunati c’era Freser. La mucca era arrivata al santuario 7 mesi fa incinta della sua vitellina femmina. Cinque giorni fa la bovina ha iniziato ad avere le doglie,  un travaglio lungo e sofferto. La sua piccola non poteva uscire, quindi, il veterinario che ha seguito il suo parto, è intervenuto rapidamente e ha afferrato le zampine della vitellina per aiutarla a nascere.

“Sono stati dei momenti molto duri perché pensavamo che la piccola fosse morta, ma appena ha tirato fuori il corpicino abbiamo visto che muoveva la lingua, per fortuna era viva, è stata una gioia immensa” – ha detto Ismael, uno dei volontari sulla pagina Facebook.

“Freser a causa del suo passato traumatico in un allevamento intensivo, era una mucca che dal giorno in cui è arrivata al rifugio è sempre stata molto diffidente e non ha mai permesso a nessuno di noi di avvicinarsi a lei, e tanto meno di farsi toccare.”

Ma quando la vitellina è nata, Freser si è resa conto che le persone che l’hanno aiutata a dare alla luce il suo piccolo erano totalmente diverse da quelle che l’avevano rinchiusa nelle fabbriche della morte. Il video infatti, mostra Freser che appena vede sua figlia,  ringrazia Ismaele per quello che ha fatto per lei e per la sua piccola, dandogli baci in continuazione.

“Quando ho avvicinato a Freser sua figlia, lei ha iniziato a baciarmi senza sosta, e ho capito cosa mi stava dicendo: me la stava consegnando e mi ha chiesto di prendermi cura di lei. L’ho guardata, l’ho baciata e gli ho detto grazie, grazie tesoro”.

“Da quando ha partorito, non mi sono mai allontanato da lei. Freser baciava continuamente sua figlia e poi la spingeva dolcemente emettendo un suono molto tenero, come una ninna, per far sì che la piccola si avvicinasse al posto dove ero seduto io.”

Freser non sta bene, la situazione precipita

Il giorno dopo la mucca non si riprende dal parto, anzi peggiora sempre più. Per lei si spegne il lume della speranza di una vita migliore e con essa la possibilità di vivere con la sua amata creatura appena messa al mondo. “Mi pento di una cosa che ho fatto quando ho visto che Freser se ne andava,” – ha scritto Ismael in un messaggio – ed è che mi sono arrabbiato molto con lei, ho preso sua figlia in braccio e l’ho messa davanti a lei chiedendole per favore che non se ne andasse, che lo facesse per lei, che era sua figlia. Ma no, se n’è andata proprio in quel momento in cui io ero davanti a lei con sua figlia tra le mie braccia.”

Dopo la morte della mucca Freser, Ismael decide di scriverle una lettera commovente

“Freser tesoro, mi hai dato una responsabilità molto grande con la tua vitellina, ma sai che farò tutto il possibile per farla crescere in salute. Già cammina bene, ha un pelo lucido e folto. Mi segue ovunque e ha imparato a bere dal biberon. Da dove sei, aiutami a farla crescere bene, e non solo con lei, ma a darmi anche forze per continuare a lottare per voi e far sì che il mondo vi veda come siete veramente. Ti voglio bene, perdonami per essermi arrabbiato con te. Ti sono molto grato per avermi fatto capire che ti fidavi di me, mi sono sentito molto apprezzato da te. Grazie di tutto cuore, e riposa in pace amore mio. Un giorno torneremo a baciarci e ad abbracciarci.”

Ho visto le lacrime scendere dai suoi occhi

“Nel corso di questi anni al Santuario, ho avuto molte esperienze difficili da spiegare” – ha detto il volontario con il dolore nel cuore. “Siamo riusciti a salvare la vitellina, ma Freser ha avuto un atteggiamento che non era normale in lei. Non ci aveva mai permesso di avvicinarci a meno di due metri, e ovviamente non l’abbiamo mai toccata, abbiamo atteso i suoi tempi. Per questo motivo le lacrime che scendevano dal suo viso e il suo modo di guardarmi, hanno iniziato a preoccuparmi, ma volevo essere positivo.”

“Nel momento in cui ho avvicinato sua figlia, lei ha iniziato a baciarmi senza sosta, e io nel guardarla, ho capito cosa mi stava dicendo. Me la stava consegnando e mi ha chiesto di prendermi cura di lei. Non volevo preoccupare la mia squadra, ma loro hanno hanno notato che qualcosa non andava quando hanno visto che non sono andato a dormire a casa mia perché ho passato la notte con loro due nei prati. Volevo che fosse accanto a sua figlia fino alla fine e che lei fosse tranquilla, sicura che io mi sarei sempre preso cura della sua creatura.”

Aveva delle lacerazioni interne 

Prima che Freser desse alla luce la vitellina e che arrivassero le veterinarie, gli esami del sangue non segnalavano nulla di anomalo. Le veterinarie hanno detto che i parametri erano normali e che come spesso accade dopo il primo parto, la disidratazione poteva essere causata dal disagio dei dolori del parto e per questo era da qualche giorno che si nascondeva e non voleva mangiare o bere.

Ma quello che le analisi non hanno rilevato è che c’erano delle lacerazioni interne. L’utero di una mucca è molto grande, il guantone è uscito pulito e non si percepivano emorragie.  Quando si verificano emorragie uterine o si rompe un’arteria, la morte è fulminante. I medici raccontano che le è stato iniettato il calcio per compensare l’ipocalcemia che a volte fa che si che le mucche non ce la fanno ad alzarsi in piedi. La cura è proseguita anche di notte per trattare e contenere il dolore. A volte il problema che hanno è che non sanguinano verso l’interno dell’utero, ma che l’emorragia si sposta verso l’addome, e finiscono per morire ed è quello che è accaduto a Freser.

“Ho passato tutta la notte con le due bovine e Freser si è alzata più volte per pascolare, le ho fatto le foto e le ho mandate alla squadra su whatsapp ma alle 7 del mattino ci ha lasciati a causa di un’emorragia interna.”

Noi che conviviamo con gli animali, sappiamo che hanno anche un loro linguaggio come lo abbiamo anche noi umani, la differenza sta nel fatto che noi umani ci crediamo superiori a loro e non ci scomodiamo a volerlo capire, perché non ci interessa né ci conviene.
“Un giorno torneremo a baciarci e ad abbracciarci. Per favore, – conclude l’attivista – non mangiate gli animali, non contribuite all’omicidio di questi esseri che vogliono vivere proprio come voi.”

Nel video la vitellina Savi senza più la sua mamma, succhia il latte dal biberon. Le manca la mamma eppure è molto più fortunata delle mucche mamme degli allevamenti intensivi, alle quali i vitellini vengono strappati via già dopo poche ore per rubare loro il latte da vendere all’uomo ma che dovrebbe appartenere al vitellino che non vedranno mai più.

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