Il prete cacciatore alla messa per i cacciatori: perdonate gli animalisti

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Viarago – Don Dario Mocconi, parroco e cacciatore della Valle dei Mocheni, ha indossato l’abito talare viola, quello che si usa anche in occasione delle celebrazioni in memoria dei defunti. Ma in questo caso i defunti sono stati festeggiati e non commemorati perchè la messa è stata decantata dal prete cacciatore insieme a Don Daniele Laghi per i cacciatori e non per le vittime.

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Nella foto Don Dario Sittoni a destra. A sinistra Don Daniele Laghi. Ai piedi dell’altare il Cristo tra le corna del cervo.

Evidentemente perchè vengano protetti mentre uccidono e per tale motivazione, profondamente ecclesiastica, è stata invitata tutta la comunità dei cacciatori ritti in piedi senza doppietta, per chiedere a Dio, pace e amore tra gli uomini di buona volontà e che li aiuti “a fare secchi tutti gli animali”. Davanti all’altare Don Dario ha posto un crocifisso tra le corna di un cervo ucciso per grazia di Dio dal buon prete.

Tale messa viene celebrata in onore di sant’Eustachio. La leggenda racconta che il santo avrebbe ricevuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi l’episodio è alla base dell’iconografia del santo.

Il buon Don Dario però non ha ben chiaro il concetto di conversione e più per pregare per un cambio di vita, ha posto al centro dell’altare il Cristo ucciso su un animale a sua volta ucciso. “Preghiamo” – “Il Signore ci aiuti a sparare dritto e con amore le nostre prede”. Non fa una piega, anzi è tutto talmente scontato e ovvio che il buon parroco ha citato gli animalisti come timorati di Dio e che non comprendono la Santità della caccia.

Il quotidiano Adige, ricorda che gli animalisti avevano protestato non molto tempo fa, per la messa che l’Associazione cacciatori aveva programmato in duomo con il vescovo Lauro Tisi, ma proprio a causa delle proteste, il vescovo aveva preferito fare marcia indietro e non celebrare più la messa di Sant’Uberto.

Tutti questi argomenti sono stati toccati dal caritatevole don Dario proprio durante la messa, l’altra sera a Viarago: «Io non ho preso niente quest’anno – ha esordito riferendosi alle sue battute di caccia non proprio di successo – ma non è questo l’importante. È frutto dell’età. Il vero bottino sono i ricordi, perché noi cacciatori viviamo di ricordi. Sono il collante e il tessuto dell’amicizia: è questo uno dei frutti più belli della nostra associazione». Che vangelo! L’amor di Dio in un colpo ben centrato che perfora un cervo o che fa schizzare piume e sangue di una beccaccia.

Non è mancato poi un accenno alle contestazioni degli animalisti: «È vero che siamo un po’ contestati – ha continuato don Dario – ed è capitato anche a me quando mi hanno dato dell’assassino. Perdonateli! Non sanno quello che dicono, perché vivono in un contesto tutto diverso dal nostro: noi viviamo immersi nella natura, ma chi vive in un condominio di Milano crede che un capriolo sia la stessa cosa di un coniglio domestico. Hanno perso il buon senso».

Che dire? Abbiamo perso il buon senso senza ombra di dubbio.

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