Il lato oscuro delle Maldive ciò che di scandaloso si nasconde dietro alla loro bellezza

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Le Maldive sono considerate un paradiso terrestre per gli amanti degli oceani caldi, delle formazioni coralline e delle spiagge bianche ma qualcosa di scandaloso si nasconde dietro alla loro rara bellezza.

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Conosciute per essere isole estremamente costose ed elitarie nascondono un’isola artificiale totalmente composta da plastica: l’isola di Thilafushi.
La plastica qui portata ogni anno ammonta a circa 400 tonnellate e dei roghi vengono regolarmente accesi per smaltirla. Inutile dire che la maggior parte di essa proviene dai resorts di lusso sparsi per le isole di interesse turistico.

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Chiaramente è impossibile che l’impatto sull’isola artificiale non coinvolga anche l’oceano e il suo ecosistema.

Questa isola ricorda il classico tappeto sotto cui nascondere il pattume di casa.
La verità è che il turismo di massa, se pur elitaria, ha portato ricchezza ma non  cultura ecologica.

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Il turismo consapevole, consapevole soprattutto dell’impatto che esso stesso arreca ad un ecosistema, non sembra aver coinvolto i maldiviani in un intervento diretto all’eliminazione o, se non altro, alla riduzione drastica dell’utilizzo di plastica,  a tutela dei un paradiso che non sarà destinato a durare con questo tipo di gestione.

 

La plastica è, e resta, il nemico numero uno dei mari, ammorba ogni specie animale, recentemente un gruppo di cetacei spiaggiati in Germania ha dimostrato che questo materiale finisce regolarmente negli stomaci della fauna marina.

Nel caso in questione, 4 su 8 capodogli avevano plastica nello stomaco; cosa significa? Significa che il quantitativo di pattume presente negli oceani è tale, che neppure un cetaceo come il capodoglio, con una dieta unicamente a base di calamaro (quindi assolutamente monotona e selezionata) può evitarne l’ingestione anche solo involontaria. Come quando, camminando in un prato ci si trovasse avvolti da una nuvola di moscerini e questi ci finissero, nostro malgrado, in gola o nel naso, così, le specie marine, sono ormai costrette a convivere con zuppe di immondizia impossibili da non introdurre nel proprio corpo!untitled

Noi europei, che abbiamo possibilità di riciclare questo polimero, seppur parzialmente, spesso, restiamo totalmente indifferenti alla raccolta attiva dei rifiuti sulle spiagge.
Preferiamo raccogliere le “nostre” immondizie, e non sentire assolutamente decoroso raccogliere quelle degli “altri”.

 

Ma dobbiamo fare i conti con un fatto, tutti noi esseri umani:

alla pressione di un bar, noi umani, respiriamo una miscela di gas chiamata “aria” composta da circa il 79% di azoto e il 21% di ossigeno ( carburante metabolico, essenziale per la nostra esistenza).

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La metà dell’ ossigeno che respiriamo proviene dal mare.

Crediamo che i fatti riferibili al mare siano fatti appartenenti ad un mondo sconosciuto (e questo è in parte vero) e lontano dalle nostre esistenze terrestri. Ebbene: così non è!

L’uccisione del  solo fitoplancton, ad esempio, è un suicidio per l’intera umanità.

Dovremmo sentirci in dovere di raccogliere i rifiuti prima che finiscano in mare. La responsabilità è nelle nostre mani, come e quanto il nostro futuro!

                                                                           di Luisa Chiodi

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