Facebook accusato di offrire una piattaforma illegale per il combattimento tra cani

Secondo gli attivisti, il grande social media infrange le sue regole contro la violenza.

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Secondo quanto riportato dal The Guardian, Facebook è stato accusato di offrire una piattaforma globale ai combattimenti tra cani. Il dato è stato appurato con un’indagine condotta da una associazione che ha scoperto numerosi organizzatori di combattimenti e commercianti di cuccioli senza scrupoli.

Lady Freethinker (LFT) , l’organizzazione per i diritti degli animali, afferma che il gigante dei social media non sta rispettando le proprie politiche che vietano il contenuto violento e la vendita di animali.

Un rapporto intitolato The Deadly Underground World of Dogfighting su Facebook , condiviso con l’ Observer , accusa Facebook di diventare un “ground zero” per le tematiche di particolari cani e allevatori coinvolti nel commercio spesso mortale, dibattute in gran parte su gruppi chiusi.

Tra dicembre 2018 e febbraio di quest’anno, un investigatore della LFT ha cercato su Facebook e ha trovato gruppi, pagine e profili che promuovevano il dogfighting e il traffico di animali utilizzati per i combattimenti. Sono stati trovati oltre 2000 post e 150 pagine. I cinque gruppi principali avevano un seguito di oltre 160.000 utenti.

L’investigatore ha segnalato 26 post su Facebook per aver violato le loro politiche comunitarie. Ma la società ha rifiutato di rimuovere tutti tranne sei, suggerendo invece all’investigatore semplicemente di bloccare l’utente indesiderato o di eliminare i messaggi non conformi che ha riconosciuto “potrebbero essere offensivi o di cattivo gusto”.

Alcuni post hanno registrato quante lotte avevano vinto i cani. Altri vendevano cuccioli che erano stati generati da combattenti di successo. Numerose foto mostravano cani incatenati, senza alcuni denti e con i musi sfregiati. 

Facebook non riesce a proteggere gli animali innocenti dagli abusi e dalla possibile morte

Nina Jackel, Lady Freethinker

“Questo livello di violenza e di sfruttamento dei cani è spaventoso”, – ha detto la fondatrice della LFT Nina Jackel. “Facebook è spesso usato come piattaforma di appoggio per produrre cambiamenti positivi, ma come mostra il nostro rapporto, non riesce a proteggere gli animali innocenti dagli abusi e dalla probabile morte. Non applicando le proprie politiche contro la crudeltà sugli animali, Facebook è complice nel perpetuare atti criminali contro i cani “.

L’investigatore ha cercato su Facebook termini comunemente associati al dogfighting. Durante la ricerca sono emersi spontaneamente i gruppi “suggeriti” da Facebook, che promuovono attività di dogfighting con riferimento ad un certo numero di gruppi chiusi che si riteneva promuovessero l’attività.

Molte pagine e gruppi usano una terminologia codificata che non suggerirebbe immediatamente la promozione del dogfighting. Un cane può essere descritto come un “grand champion” (Gr Ch) con cinque vittorie o un “campione” con tre vittorie (Ch). 

Lady Freethinker, che ha sede a Los Angeles, ha lanciato una petizione online, chiedendo a Facebook di cercare e rimuovere attivamente tutti i contenuti che promuovono il combattimento tra cani, una pratica illegale nella maggior parte dei paesi ma che rimane un’attività sommersa ancora troppo comune.

Un portavoce di Facebook ha detto che stava indagando. “I contenuti che promuovono o raffigurano scene di combattimenti tra animali e animali non sono consentiti su Facebook”, -ha affermato. “Siamo grati a Lady Freethinker per aver portato questi messaggi alla nostra attenzione e li abbiamo contattati in modo da poter ottenere le informazioni di cui abbiamo bisogno per indagare su questo contenuto.”

“Se le persone vedono qualcosa su Facebook che pensano infranga i nostri standard comunitari, li incoraggiamo a segnalarcelo utilizzando gli strumenti sulla nostra piattaforma in modo che il nostri team possa investigare e agire”.

 

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