E’ iniziata la pre-apertura della caccia in 14 regioni ma in Sardegna è stata bloccata per due specie

E' iniziata la preapertura della caccia, 450 mila animali dovranno fuggire dalle doppiette.

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“Erano diversi anni che non si assisteva, da parte delle Regioni, ad una così generalizzata violazione delle norme che tutelano la fauna e che regolano l’attività venatoria. Una situazione gravissima si sta verificando con le cosiddette pre-aperture. In pratica le Regioni deliberano di anticipare l’avvio della stagione di caccia ai primi giorni di settembre rispetto a quanto stabilito dalla legge (terza domenica di settembre), prolungando così la già lunghissima stagione venatoria (più di 4 mesi)”. E’ quanto scrive il WWF in un comunicato ufficiale.

“Sono ben 14 le Regioni che ad oggi hanno approvato una preapertura – prosegue l’associazione. – Così facendo, si autorizzano moltissimi giorni di caccia in più, con migliaia e migliaia di animali uccisi. In generale i provvedimenti che regolano la prossima stagione di caccia in molte regioni sono pessimi e gli avvocati del WWF, da soli o con i colleghi di altre associazioni, hanno dovuto avviare molti ricorsi ai TAR, chiedendo l’annullamento degli atti delle Regioni che non rispettano le norme a tutela della biodiversità e della fauna selvatica. Il WWF ha così presentato ricorsi in Abruzzo, Liguria, Marche (ben due!), Toscana, Trentino, Sardegna, Sicilia e Umbria.

“Si tratta di un quadro desolante – dichiara il vicepresidente del WWF Italia, Dante Caserta -, rispetto al quale dobbiamo ancora una volta registrare che troppi amministratori regionali vogliono semplicemente accontentare la parte più retrograda del mondo venatorio, dimenticando che la fauna è un bene di tutti”.

Ma qualcosa di buono è accaduto, le associazioni hanno fermato la caccia alla Lepre sarda e alla pernice sarda. In una nota ufficiale dal Gruppo di Intervento giuridico: “Il T.A.R. Sardegna ha accolto il ricorso delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus (GrIG)Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.)Lega Anti-Vivisezione (L.A.V.)WWF, a cui nei prossimi giorni si aggiungerà con un intervento ad adiuvandum la Lega Italiana Protezione Uccelli LIPU – BirdLife Italia, patrocinato dall’avv. Carlo Augusto Melis Costa del Foro di Cagliari, e ha disposto con decreto presidenziale n. 260 dell’1 settembre 2018 la sospensione del decreto dell’Assessore della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna n. 16139/13 del 20 luglio 2018 relativo al calendario venatorio regionale sardo 2018-2019, nella parte in cui prevede la caccia alla Lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) e alla Pernice sarda

In sede di udienza collegiale del 3 ottobre 2018, la causa sarà trattata ai fini cautelari.

Il provvedimento sospeso, infatti, prevede per le due giornate di caccia previste (30 settembre e 7 ottobre 2018) un assurdo “carniere” potenziale complessivo di ben 71.974 Lepri sarde e 143.948 Pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili (piano faunistico-venatorio della Sardegna in corso di approvazione).

La caccia alla Lepre e alla Pernice sarda era stata autorizzata nonostante la consistenza delle rispettive popolazioni non siano puntualmente conosciute, pur definite tendenti alla diminuzione dallo stesso Piano faunistico-venatorio isolano.Si è fatto appello ad una mancanza di censimento delle popolazioni esistenti di Pernice sarda e di Lepre sarda per questo motivo è stato intimato l’alt all’Assessore regionale della difesa dell’ambiente Donatella Emma Ignazia Spano, che ha promulgato il calendario venatorio malgrado icalendari venatori debbano attenersi rigorosamente al principio di precauzione che subordina l’attività venatoria alla conservazione delle specie faunistiche. Il T.A.R. Sardegna in sede cautelare ha risposto con un deciso stop ma nelle altre regioni la caccia è già iniziata ma non per due bracconieri denunciati.

In Molise infatti, sono stati sequestrati fucili e licenza di caccia a due uomini residenti ad Agnone indagati per bracconaggio. In novembre i cacciatori vennero sgamati dalle foto trappole di un fotografo naturalista nella riserva naturale di Rosello, in provincia di Chieti. L’uomo denunciò subito l’illecito alla Procura della Repubblica in quanto i due cacciavano in zona protetta e per loro la caccia si è fermata. Purtroppo però 450 mila animali dovranno scappare dalle doppiette in quella che si preannuncia una nuova stagione di stragi.

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