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Cani da caccia dei cacciatori: se non sanno cacciare vengono abbandonati o uccisi

 

Secondo Adriano De Stefano, presidente provinciale dell’Enpa Treviso, possono essere chiamati “obiettori di coscienza” perchè di cacciare non ne vogliono sapere.

cani da caccia canile

A riportare l’intervista al Presidente provinciale di Enpa Treviso, è La Tribuna di Treviso. Nel dna delle loro razze ci sarebbe l’essere fidi compagni di caccia per l’uomo, tanto da essere genericamente chiamati “cani da caccia”. Ma loro, di battute all’aria aperta, prede puntate e poi recuperate e quant’altro attiene con il mondo delle doppiette, proprio non ne vogliono sapere. «Obiettori di coscienza» appunto, che proprio perché incapaci agli occhi del cacciatore, rischiano di fare una brutta fine.

Al Rifugio del cane in via Fossa a Ponzano, sono 42 i cani da caccia attualmente ospitati, il 40% della popolazione a quattro zampe della struttura che conta un centinaio di esemplari. Spinoni, segugi, setter e incroci vari che cercano un nuovo padrone spesso perché il primo si è disfato di loro dopo le prime battute di caccia. La denuncia arriva dallo stesso presidente dell’Enpa: “E’ purtroppo ancora in uso in una parte del mondo venatorio l’usanza di “provare” le attitudini del cane alla caccia prima di procedere alla regolarizzazione dell’animale con l’inserimento del microchip e la relativa iscrizione all’anagrafe canina regionale “– spiega De Stefano, –” Ciò accade fondamentalmente per motivi economici. Succede quindi che, all’apertura della stagione, si provino i cani sul campo. Gli esemplari che superano la “prova del fuoco” vengono regolarizzati mentre gli altri…”. Secondo De Stefano, c’è pure qualche cacciatore che abbatte l’animale sul posto, la maggior parte delle doppiette irresponsabili, invece, abbandona l’animale al suo destino.

Quelli che sopravvivono alla fame e alle auto, spesso finiscono in canile.

Dei 42 ospiti da caccia della struttura di via Fossa, 24 sono il frutto di un sequestro in un allevamento abusivo nella zona industriale di Castelfranco che risale a dicembre: gli spinoni erano chiusi nei box ed erano malnutriti. Sette sono entrati prima del 2015, mentre 11 sono entrati da settembre, in concomitanza con l’apertura della caccia. Sul fronte delle adozioni, i cani da caccia affidati dai volontari negli ultimi mesi sono stati 13: di questi, nove sono entrati da settembre in poi, mentre gli altri erano già presenti. “Questa tipologia di animale quando entra in canile è particolarmente timorosa nei confronti dell’uomo. Tutti richiedono un periodo più o meno lungo di riabilitazione” chiarisce De Stefano.

Ma il mondo dei cacciatori non ci sta a queste accuse: “Non siamo delinquenti, siamo stanchi che gli animalisti facciano un tutt’uno della nostra categoria. Ci sono cacciatori che amano il proprio cane più della moglie, ho visto colleghi piangere per aver perso il proprio cane” spiega Gianni Garbujo, Presidente provinciale e regionale di Italcaccia,Ai volontari dell’Enpa dico che, fatte tutte le verifiche del caso, non si nega un cane in affido solo perché una persona è un cacciatore. Eppure è successo, è un accanimento contro di noi”.

Il parere lascia basiti. Praticare la caccia non è certo un fatto etico e tanto meno uno sport. I cani sono obbligati a stanare animali vivi o a catturare i cadaveri di altri animali che probabilmente in natura non avrebbero mai voluto uccidere. Più che di accanimento, si dovrebbe parlare di scelta responsabile da parte di chi deve affidare un cane per tutta la vita ad una persona che lo tratterà con rispetto e attenzione per i suoi bisogni, che non includono di certo quello di andare a sbranare la fauna selvatica e pennuti vari che cadono in volo colpiti dalle doppiette. D’altro canto il numero eccessivo dei cani abbandonati dai cacciatori e ospitati al Rifugio del cane di Ponzano, sono un dato di fatto e non certo frutto di un ritrovamento casuale.

 

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