Blitz allo zooprofilattico di Brescia per truffa allo Stato per milioni di euro

Blitz dei NAS ai laboratori del controllo qualità del latte dell’istituto zooprofilattico di Brescia

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Il Corriere della Sera parla di un sopralluogo durato ore e terminato con l’acquisizione di centinaia di campioni, oltre che del materiale informatico e non utile a tutti gli accertamenti investigativi del caso. Si tratta di un nuovo ciclone giudiziario sull’Istituto Zooprofilattico di Lombardia ed Emilia Romagna, di Brescia, a meno di un mese di distanza dal precedente.

Il pubblico ministero Ambrogio Cassiani,  sta indagando sull’istituto per una probabile frode ai danni dello Stato. E’ accaduto che molti allevatori siano riusciti ad aggiudicarsi 15 milioni di euro in tre anni di contributi europei grazie al latte che hanno prodotto e si sono fatti certificare. Il problema è che a mettere il marchio è stato l’istituto in forma privata e lo avrebbe fatto in maniera irregolare. Bandi truccati quindi per una truffa che sfiora i 15 milioni di euro finanziati in circa tre anni.

Molti gli allevatori che non pagavano le commissioni ordinate il tutto dopo il latte contaminato alle aflatossine e le comunicazione omesse sui valori oltre i limiti di legge all’autorità sanitaria e dopo i due veterinari accusati di truffa e falso ideologico, dopo le interrogazioni parlamentari sulla consulenza svolta dal direttore sanitario dell’Istituto a favore di un veterinario Asl coinvolto nell’inchiesta Italcarni senza dimenticare le segnalazioni di maltrattamenti sugli animali e i presunti casi di nepotismo nell’assegnazione di incarichi e borse di studio.

Adesso la magistratura sospetta che lo Zooprofilattico si sia in qualche modo «adoperato» per fare in modo che alcuni allevatori ottenessero da Regione Lombardia i finanziamenti europei previsti per la qualità del latte prodotto – milioni di euro, appunto – anche se il loro non presentava affatto le prerogative ben specificate nero su bianco sui documenti del bando. Il Nas ha prelevato i campioni di laboratorio. E i computer. Gli accertamenti sono appena iniziati scrive il Corriere e speriamo che nel calderone degli illeciti ci finisca un minimo di giustizia.

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