Artisti cinesi al museo con i pittbull faccia a faccia costretti a correre sul tapis roulant

La mostra denominata "Arte in Cina dopo il 1989", esporrà esempi di disumana crudeltà verso gli animali.

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New York – Si chiama Sun Yuan e Peng Yu, il pseudo artista cinese che con la sua bravata ha attirato centinaia di persone al museo Guggenheim di New York.

Al museo Guggenheim è tutto pronto per dare il via alla mostra del tutto particolare che rimarrà allestita per tre mesi a partire dal 6 ottobre 2017.

Due personaggi così detti artisti, Peng Yu e Sun Yuan, useranno otto pit bull americani a otto tapis roulant per mettere in scena una violenta mostra dal vivo. I cani devono rappresentare la scena del combattimento e si affrontano uno contro l’altro. Corrono sul tappettino guardandosi faccia a faccia ad una velocità pazzesca ma non si raggiungeranno mai.

Un’esperienza altamente stressante e pericolosa per la salute del cane, portato al massimo delle sue forze. I cani sfiniti e con le bocche che salivano, dovranno correre fino al suono della campanella. In questa live performance già avvenuta nel 2003 in Cina, è stato registrato un video completo che mostra i cani stremati per la fatica. Questo video di 7 minuti sarà esposto in mostra al Guggenheim. C’è già una petizione attiva per fermare la mostra dei combattimenti.
La Cina non è nuova a queste strampalate iniziative, già tempo fa, l’artista Xu Bing ha stampato personaggi senza significato sui corpi di due suini, un cinghiale e una scrofa, che sono stati messi in mostra accoppiati, a Pechino nel 1994.

Il museo, mostrerà altri animali vivi come rettili, anfibi e insetti. Tutti saranno intrappolati in contenitori di vetro, esposti alla visione dei partecipanti. Secondo l’articolo del NY Times, “Durante questi tre mesi, molti animali potrebbero morire per il maltrattamento e per la stanchezza. Anche i cani sono in serio pericolo per il metodo usato, tutt’altro che dolce. Nessuno dovrebbe permettere che si faccia del maltrattamento animale, una scena dal vero e soprattutto in nome dell’arte. Siamo alle solite, chiamano arte tutto ciò che fa spettacolo ma in questo caso si è sorpassato il limite della tolleranza. Questa non è arte ma crudeltà fine a se stessa.

 

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